“Scrivere e’ riportare agli altri la propria esperienza per donare un momento dove sognare, una realtà distaccata dalla propria identità, dove ritrovare se stessi una volta che il sogno e’ svanito ed e’ diventato realtà.”
Apre cosi’ il Prof. Guido Zaccarelli la sua ultima pubblicazione #essereGiornalisti2020 nell’era della Conoscenza Condivisa®, un percorso di due anni che ho avuto il piacere di seguire traendone momenti di riflessione e nuove stimolanti idee.
Ho sempre nutrito una grande passione per la scrittura fin da bambina. Mi dilettavo nello scrivere storie, scenette, poesie. Diari, lettere, riflessioni. Tutto rigorosamente con carta e penna.
Nel 1997 le primissime forme di web+log americane, i diari di bordo in rete, assumono un aspetto decisamente più user-friendly per opera di Jorn Barger, coniatore del termine ‘WeBlog’, che vuole promuove la condivisione di URLs utili tra surfers. Nel 1999 Peter Merlotz tronca il termine in ‘Blog’ attribuendogli un valor proprio di predicato verbale; anche in Italia iniziano a diffondersi le prime piattaforme di scrittura online.
E’ l’era di Blogger, Spinder, Live Journal, My Space e le primordiali versioni di WordPress. Tolga il like da questo post chi non ha mai registrato un account senza farne uso.. (salvo la generazione Z, i post-millennials, perchè stiamo effettivamente parlando di preistoria, un po’ come gli Arcade per i Gamers). Negli anni successivi seguono a ruota YouTube, Huffington Post, Twitter, Tumblr, Quora, Medium, LinkedIn, WordPress.blog. Non ho mai più scritto.
Vivo di comunicazione, curo siti e gestisco social aziendali ma non scrivo; scrivere è un’altra dimensione. Scrivere e’ mettersi a nudo, mostrare la propria anima. In un mondo di selfie filtrati, youtubers e influencer brandizzati, esporre le proprie emozioni e’ terreno fertile per un cyber attacco destinato, invece che a valorizzarci o sostenerci, a distruggere il nostro ego.
Ecco che allora a distanza di 20 anni, colgo con piacere l’invito del carissimo Guido a condividere le mie riflessioni in questo spazio. Tra strategie digitali e analisi di dati vorrei condividere esperienze e considerazioni personali e professionali di un’identità che abbraccia culture diverse al fine di promuovere trasparenza, etica e welfare culturale, valori che sposano l’essenza della Conoscenza Condivisa®: un’imprenditorialità circolare che riconosce i suoi asset nel know-how e nei soft skills dei suoi talenti piuttosto che nel mero valore, quotato o percepito, dei prodotti o servizi che offre.
Spesso scrivo in Inglese, consapevole di raggiungere probabilmente più dipendenti che manager per certi strani e paradossali effetti della globalizzazione, ma certa di riscontrare l’interesse di numerosi progetti oltremanica che si muovono nella stessa direzione.
In questa caldissima serata estiva post lockdown, mentre il mondo esce per assaporare un poco di necessaria e meritata normalità, io scrivo per inaugurare questo canale. Tutto rigorosamente prima abbozzato con carta e penna.




