Vale la pena copiare?

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“Vietato copiare!!!” ce lo insegnano sin dalle prime lezioni a scuola, perché significa che non sei bravo, non sei capace, non sei creativo, non ti impegni, non ne hai voglia e che risulta più facile appropriarsi di quello che è già pronto con minima fatica e sforzo.

In ambiente informatico, copiare un file significa creare un oggetto che non è praticamente distinguibile dall’altro e non si può stabilire quale fosse l’originale.

Nel mondo del software, creare un programma richiede obbligatorio tutelarsi registrando il copyright, onde evitare che la propria idea possa essere utilizzata facilmente da altri.

Una delle idee più geniali, che ha portato un notevole vantaggio tecnologico, fu quella di Phil Katz, che inventò il primo formato di compressione per i file in un tempo in cui si utilizzavano ancora i floppy disk: purtroppo decise di mantenere aperto (“freeware”) questo software ed altre compagne dopo averne compreso le potenzialità ne crearono versioni simili, facendogli rimpiangere per anni questa sua scelta.

Per arrivare a tempi più recenti, si può ricordare il caso di “Facebook”: ai tempi dell’università, ad Harvard, i gemelli Winklevoss e Zuckerberg erano studenti. I due fratelli lavoravano ad una piattaforma in grado di connettere gli studenti dell’università, per favorire la socializzazione ma, per mettere in pratica questa idea, avevano bisogno di qualcuno e si rivolsero a Mark Zuckerberg, che da lì poi creò un impero. Si susseguirono vari processi che hanno portato giustamente ad un risarcimento per i fratelli.

Dall’avvento degli smartphone si sono susseguite per vari anni dispute legali fra colossi come Apple e Samsung, che si scambiavano accuse sul copiarsi da un punto di vista sia software sia hardware: vari processi si sono conclusi sia a favore dell’uno e dell’altro. Negli ultimi tempi queste dispute legali sono sparite in quanto sembra ormai diventata “normalità” che una “feature” (caratteristica) introdotta in un software sia presto adottata anche da un “competitor” (concorrente). Un esempio molto evidente è la netta somiglianza tra “Android” e “Ios”, che sono i sistemi operativi più utilizzati sugli smartphone.

Un esempio meno evidente è quello di Whatsapp: anni fa in breve tempo è diventato il programma più diffuso per messaggiare utilizzando la rete dati, andando quasi a sostituire il servizio di SMS. Nel corso degli anni sono nati vari programmi simili, che non sono mai riusciti a contrastarne il dominio: eppure in tutte le ultime versione che sono state rilasciate di “Whatsapp” sono continuamente introdotte caratteristiche per migliorala, prendendo “clamorosamente” spunto da “Telegram”, un programma concorrente.

Ispirarsi o copiare? La differenza esiste. Purtroppo la rete, con la pubblicazione dei contenuti e delle grafiche on line, ha accentuato di molto il rischio di veder copiare i propri contenuti e le proprie scelte d’immagine, che hanno probabilmente richiesto investimenti e vedersi copiati sembra vanificare il proprio lavoro. Speriamo di non trovarci mai a dover esclamare “Mi hanno copiato l’idea!

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